La vita entra al lavoro: Zonta Club Reggio Emilia a Bologna per i diritti e l’autonomia delle donne

La Presidente dello Zonta Club Reggio Emilia, Avv. Carmen Pisanello, ha partecipato alla conferenza promossa dallo Zonta Club Bologna. Un’importante occasione di confronto tra istituzioni, mondo del lavoro ed esperti, nel segno della solidarietà e della collaborazione tra Club Zonta.

Sabato 24 ottobre 2026, presso la Sala Marco Biagi del Baraccano a Bologna, si è svolta la conferenza “La vita entra al lavoro – Il benessere delle donne tra salute, lavoro e responsabilità di cura”, promossa dallo Zonta Club Bologna, presieduto da Roberta Bortolucci.

All’incontro ha partecipato, in rappresentanza dello Zonta Club Reggio Emilia, la Presidente Avv. Carmen Pisanello, a testimonianza del legame di amicizia, solidarietà e collaborazione che unisce i Club Zonta e della volontà di condividere iniziative dedicate alla promozione dei diritti e delle opportunità delle donne.

La partecipazione alle attività degli altri Club rappresenta infatti un valore importante dell’appartenenza a Zonta International: significa sostenere reciprocamente le iniziative, favorire lo scambio di esperienze e rafforzare una rete di donne impegnate, nei rispettivi territori, nel perseguimento di obiettivi comuni.

Quando la vita personale incontra quella professionale

Il titolo della conferenza ha posto al centro una questione tanto attuale quanto complessa: come garantire alle donne la possibilità di continuare a lavorare, crescere professionalmente e mantenere la propria autonomia economica quando la vita impone responsabilità familiari, maternità, malattie o compiti di cura?

Ad aprire i lavori sono state Roberta Bortolucci, Presidente dello Zonta Club Bologna, e Alessandra Servidori, componente del Comitato interministeriale per i diritti umani (CIDU) e Presidente nazionale di TutteperItalia.

L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, economisti, esperti del mondo del lavoro, professionisti della sanità e responsabili aziendali, offrendo una lettura multidisciplinare delle difficoltà che ancora ostacolano la piena partecipazione femminile alla vita economica e professionale.

Il contributo delle istituzioni: maternità, competenze e continuità lavorativa

Particolarmente significativo il confronto tra Simona Lembi e Valentina Castaldini, entrambe consigliere dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che hanno affrontato da prospettive complementari il problema della permanenza delle donne nel mercato del lavoro.

Simona Lembi: una proposta innovativa per evitare che la maternità costringa ad abbandonare il lavoro

Particolarmente significativo l’intervento di Simona Lembi, consigliera dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che ha illustrato la proposta di legge alle Camere approvata dall’Assemblea regionale il 17 dicembre 2025 e successivamente presentata alla Camera dei Deputati con il numero 2752.
La proposta introduce un cambiamento di prospettiva nelle politiche di sostegno alla genitorialità: anziché limitarsi ad accompagnare economicamente le lavoratrici e i lavoratori che, per difficoltà di conciliazione familiare, abbandonano l’occupazione, si propone di utilizzare strumenti e risorse pubbliche per consentire loro di conservare il posto di lavoro.
Tra gli aspetti più innovativi figura la possibilità di sospendere, alle condizioni previste dalla proposta, gli effetti delle dimissioni legate alle responsabilità familiari, attivando percorsi di sostegno economico e organizzativo finalizzati alla permanenza lavorativa.
Particolare rilievo assume anche la prevista istituzione di una rete territoriale di servizi che, attraverso la collaborazione tra Ispettorato del lavoro, enti pubblici e soggetti sociali, dovrebbe ricercare soluzioni alternative alle dimissioni, affiancata da strumenti di flessibilità lavorativa e da un fondo dedicato alla conciliazione.
Il principio è semplice ma profondamente innovativo: le risorse pubbliche dovrebbero contribuire non soltanto a sostenere chi è costretto a lasciare il lavoro, ma soprattutto a creare le condizioni perché non debba farlo.
Un’impostazione che pone al centro la continuità professionale, la valorizzazione delle competenze e l’autonomia economica delle donne, riconoscendo che la maternità non dovrebbe comportare una rinuncia alla propria realizzazione lavorativa.

Valentina Castaldini ha invece posto l’accento sul riconoscimento delle competenze femminili e sulla necessità di organizzazioni del lavoro capaci di valorizzarle anche durante le fasi più complesse della vita personale.
Un confronto che ha evidenziato come il tema della parità richieda non soltanto interventi normativi, ma anche un profondo cambiamento culturale.

Salute, disabilità e responsabilità di cura: le fragilità non devono trasformarsi in esclusione

Un’altra parte importante della conferenza è stata dedicata alle situazioni di fragilità e alle responsabilità di assistenza, che ancora oggi ricadono prevalentemente sulle donne.

Francesco Alberto Comellini, Vicepresidente di OSPERDI ETS – Osservatorio Nazionale Disabilità, ha richiamato l’attenzione sull’importanza dei servizi territoriali e sulla necessità di sostenere concretamente le famiglie che assistono persone con disabilità e non autosufficienti.

La Dott.ssa Angela Guaragna, Direttrice sanitaria dei Poliambulatori dell’Istituto Ramazzini, ha affrontato il tema della prevenzione e della salute femminile, con particolare attenzione alle patologie oncologiche, alla diagnosi precoce e alla qualità della vita delle donne durante e dopo la malattia.

È emersa con chiarezza la necessità di considerare la salute non come un aspetto separato dalla vita professionale, ma come una dimensione che le organizzazioni devono essere capaci di riconoscere e tutelare.

Le imprese e il valore delle persone

Di grande interesse anche gli interventi dedicati alle concrete esperienze aziendali.

Ivana De Benedictis, Responsabile Formazione, Selezione e Sviluppo Risorse Umane di Felsinea Ristorazione, ha illustrato attraverso esperienze aziendali come ascolto, flessibilità, formazione e valorizzazione delle competenze possano consentire alle lavoratrici di affrontare maternità e difficoltà familiari senza rinunciare alla propria crescita professionale.

Renzo Colucci: il talento non si misura soltanto in ore, ma anche nella qualità delle relazioni

Particolarmente significativo l’intervento di Renzo Colucci, Direttore Generale di Seneca Srl Impresa Sociale, che ha affrontato il tema “Il talento si misura in ore?”, richiamando l’attenzione sull’importanza delle relazioni umane all’interno delle organizzazioni.

I silenzi tra manager e collaboratori, la mancanza di dialogo e l’assenza di ascolto possono scavare distanze sempre più profonde, fino a generare nei dipendenti la sensazione di non essere riconosciuti e valorizzati. Una condizione che può tradursi in demotivazione, perdita del senso di appartenenza e, infine, nella decisione di lasciare l’azienda per cercare altrove nuove opportunità professionali.

Colucci ha proposto una riflessione particolarmente interessante sui criteri di valutazione dei dirigenti: la capacità di un manager non dovrebbe essere misurata esclusivamente attraverso i risultati economici e gli obiettivi raggiunti, ma anche considerando il tempo e l’attenzione dedicati alle relazioni con il proprio gruppo di lavoro.
Una prospettiva che riconosce nell’ascolto, nel dialogo e nella valorizzazione dei collaboratori autentiche competenze manageriali, fondamentali per il benessere organizzativo e per la capacità delle imprese di trattenere i propri talenti.
Il messaggio è chiaro: il tempo dedicato alle persone non è tempo sottratto alla produttività, ma un investimento nella qualità e nel futuro dell’organizzazione.

Elsa Fornero: l’autonomia economica delle donne passa anche dal diritto di delegare la cura

Di particolare rilievo l’intervento, in collegamento online, della Prof.ssa Elsa Fornero, Professoressa onoraria di Economia politica dell’Università di Torino e già Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali.

Affrontando il tema “Carriere discontinue: quale prezzo pagano le donne?”, Fornero ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze economiche e previdenziali delle interruzioni lavorative femminili, sottolineando come queste possano compromettere non soltanto le prospettive di carriera, ma anche l’autonomia economica delle donne nel lungo periodo.

Particolarmente significativa la sua riflessione sulle politiche pubbliche di sostegno alla maternità e alla cura familiare. Anziché limitarsi a riconoscere contributi previdenziali figurativi, a carico della collettività, per i periodi di assenza dal lavoro, sarebbe preferibile investire in strumenti e servizi che consentano alle donne di affidare a terzi parte delle responsabilità di cura, preservando la continuità professionale e contributiva.
In questa prospettiva, Fornero ha ricordato il cosiddetto “bonus bebè” o “bonus nonni”, una misura che, pur avendo suscitato critiche, aveva un significato culturale di particolare importanza: riconoscere e legittimare, anche attraverso il sostegno dello Stato, la scelta delle madri di ricorrere all’aiuto di altre persone per la cura dei figli, senza essere costrette a rinunciare al lavoro.
Il messaggio va oltre il sostegno economico: una donna che desidera continuare a lavorare non è una madre meno presente o meno responsabile. La possibilità di delegare parte della cura non deve essere vissuta come una colpa, ma come una scelta legittima, che le istituzioni hanno il compito di accompagnare e sostenere.
Una riflessione che invita a superare stereotipi ancora profondamente radicati e a riconoscere che la maternità e la realizzazione professionale non devono essere considerate alternative, ma dimensioni della vita che una società realmente paritaria deve rendere compatibili.

La solidarietà tra Club: la forza della rete Zonta

Oltre al valore dei contenuti e all’autorevolezza dei relatori, la conferenza ha rappresentato un’occasione per rafforzare i rapporti tra i Club Zonta del territorio.
La presenza della Presidente dello Zonta Club Reggio Emilia a Bologna esprime una precisa convinzione: la collaborazione tra Club moltiplica la capacità di sensibilizzazione e rende più incisiva l’azione associativa.
Ogni iniziativa promossa da un Club rappresenta un’opportunità di crescita e di confronto anche per gli altri. Partecipare significa riconoscere il valore del lavoro svolto dalle altre Zontiane, condividere conoscenze e rafforzare quella solidarietà che costituisce uno degli elementi fondamentali della nostra appartenenza associativa.

«La solidarietà tra Club non deve essere soltanto un principio, ma tradursi nella partecipazione concreta alle rispettive iniziative. Sostenere il lavoro delle altre Zontiane significa rafforzare la nostra capacità di incidere sui temi che riguardano i diritti, l’autonomia e le opportunità delle donne», è la riflessione della Presidente Carmen Pisanello a conclusione dell’incontro.

Lo Zonta Club Reggio Emilia rivolge un sentito ringraziamento alla Presidente Roberta Bortolucci e alle socie dello Zonta Club Bologna per avere promosso un appuntamento di elevato interesse culturale e sociale, capace di mettere in dialogo competenze diverse attorno a questioni che riguardano la vita quotidiana di moltissime donne.

Perché costruire una società più equa significa anche creare le condizioni affinché nessuna donna debba scegliere tra la propria vita, la salute, la famiglia e il diritto di realizzarsi professionalmente.

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